Ex-CEO di Google Eric Schmidt definisce OpenAI e Anthropic moderne compagnie coloniali
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In un recente saggio pubblicato su Foreign Affairs, l'ex CEO di Google Eric Schmidt si associa a storici e ricercatori nel definire OpenAI e Anthropic come equivalenti moderni delle compagnie coloniali per il commercio. Gli autori sostengono che il mercato globale dell'IA sia di fatto bloccato dagli Stati Uniti e dalla Cina, costringendo altre nazioni alla dipendenza a causa dell'enorme capitale, energia e risorse in chip necessarie per lo sviluppo. Tracciano paralleli tra gli attuali laboratori di intelligenza artificiale e le storiche Compagnie delle Indie Orientali, citando casi in cui gli ordini del governo statunitense hanno costretto Anthropic a limitare l'accesso ai suoi modelli in base alla nazionalità degli utenti. Mentre Washington scambia sistemi chiusi per fedeltà politica, Pechino promuove modelli con pesi aperti per diffondere i propri standard, creando strategie divergenti ma ugualmente potenti. Entrambe le superpotenze affrontano significative pressioni finanziarie: i giganti della tecnologia statunitensi prevedono investimenti per centinaia di miliardi di dollari finanziati tramite debito, e i costi degli interessi potrebbero superare la spesa militare entro il 2036. Il saggio evidenzia un 'trilemma imperiale' secondo cui le nazioni non possono mantenere simultaneamente capacità di difesa, leadership tecnologica e generosi stati sociali. Inoltre, gli autori identificano Taiwan e TSMC come la maggiore vulnerabilità nella catena di approvvigionamento dell'IA, lanciando avvertimenti sui potenziali conflitti legati alla produzione di chip. Per mitigare questi rischi, propongono una distensione nell'IA simile agli accordi della Guerra Fredda, inclusi limiti alle capacità pericolose dei modelli.
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