Altro che rallentamento dell’IA: l’esplosione delle vulnerabilità è già in corso
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L’articolo sostiene che un potenziale rallentamento dell’intero settore nello sviluppo dell’IA di frontiera non fermerebbe l’ondata di vulnerabilità già alimentata dagli strumenti di IA ampiamente disponibili, compresi i modelli open-weight. I ricercatori che utilizzano l’IA stanno scoprendo falle nel software a un ritmo in rapido aumento, esercitando ulteriore pressione sui team informatici e di sicurezza a corto di personale e sui manutentori dei progetti open source. L’articolo cita 974 CVE corrette da Microsoft finora a settembre, 1.448 patch di Oracle a luglio contro le 309 dello stesso periodo dell’anno precedente e 1.072 correzioni distribuite in due aggiornamenti di Chrome a giugno; Mozilla ha inoltre individuato 271 vulnerabilità di Firefox durante una sessione di ricerca di bug assistita dall’IA. Il progetto cve.icu ha registrato 66.401 CVE al 16 settembre, rispetto alle 33.512 rilevate alla stessa data dell’anno precedente e alle 25.000 registrate nell’intero 2022. Gli esperti non concordano sul fatto che l’aumento rappresenti una catastrofe: Jerry Gamblin sottolinea che un numero maggiore di CVE significa più vulnerabilità note, non necessariamente più vulnerabilità in assoluto. La preoccupazione centrale è che l’IA possa consentire alla scoperta di vulnerabilità di superare la capacità di applicare le patch e aiutare gli aggressori a individuare falle inedite, sebbene i ricercatori vedano attualmente un equilibrio fragile tra l’offesa e la difesa assistite dall’IA. Qualunque regolamentazione o accordo di settore emerga, conclude l’articolo, non potrà annullare l’ondata di vulnerabilità già resa possibile dalle capacità di IA esistenti.
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