Google ritiene che Starship di SpaceX debba lanciare 1.600 volte prima che i data center spaziali possano decollare
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Google ha lanciato con successo il suo primo satellite di calcolo orbitale, costruito da Planet Labs, che trasporta un'Unità di Elaborazione Tensoriale (TPU) per testare le funzionalità di intelligenza artificiale nello spazio. Questa missione fa parte del Progetto Suncatcher, che mira a sviluppare cluster di calcolo su larga scala in orbita terrestre utilizzando reti di satelliti che volano in formazione ravvicinata. Per garantire che l'hardware resista all'ambiente ostile, Google ha condotto rigorosi test di radiazioni e ha confermato che i tassi di errore per i carichi di lavoro di inferenza rimangono accettabilmente bassi. Tuttavia, la scalabilità di questa visione richiede progressi significativi nella frequenza e nel costo dei lanci. In un recente white paper pubblicato su Joule, Google stima che Starship debba completare circa 1.600 lanci entro dieci anni per trasportare il volume di carico necessario. L'azienda prevede che i costi di lancio potrebbero scendere a circa 200 dollari al chilogrammo entro il 2035, grazie alla curva di apprendimento storica di SpaceX. Sebbene i dirigenti di SpaceX abbiano suggerito tassi di volo ancora più elevati, l'analisi di Google evidenzia gli enormi ostacoli logistici che attualmente affrontano i data center nello spazio.
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