Michael I. Jordan smonta la retorica del disastro dell'IA definendola una "grande performance moralistica"
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Il pioniere del machine learning Michael I. Jordan ha duramente criticato la narrazione attuale sulle minacce esistenziali dell'IA, definendola una "grande performance moralizzante". In un'intervista con Libération, il professore emerito della UC Berkeley sostiene che gli avvertimenti sull'intelligenza superumana siano pura fantascienza che danneggiano lo sviluppo tecnologico e il dibattito pubblico. Sminuisce in particolare le recenti dimissioni di giovani ricercatori presso aziende come Anthropic, definendole atti cinici volti ad attirare l'attenzione piuttosto che posizioni etiche genuine. Jordan critica anche il premio Nobel Geoffrey Hinton per aver formulato affermazioni non supportate sulla replicazione del cervello e sull'intelligenza superumana, mentre attribuisce un credito leggermente maggiore a Yoshua Bengio per essersi concentrato su questioni di sicurezza concrete. Inoltre, caratterizza incidenti come l'hack dell'agente OpenAI su Hugging Face come pratiche ingegneristiche scadenti piuttosto che prove di un pericolo autonomo. Per quanto riguarda le infrastrutture, Jordan considera l'investimento da un trilione di dollari nei data center una scommessa incerta, suggerendo che l'integrazione di conoscenze locali specializzate sia più pratica rispetto alla scalabilità massiva. Avverte che l'uso diffuso di termini come AGI e intelligenza superumana crea isteria inutile e distrae dalle applicazioni nel mondo reale.
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