Forse i chatbot non dovrebbero usare il pronome 'Io'
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Nel suo nuovo libro, la professoressa del MIT Sherry Turkle avverte che la società si trova in uno stato di emergenza a causa di una pericolosa eccessiva dipendenza dai chatbot. Sostiene che queste macchine si fingano compagni intimi pur privi di emozioni umane genuine o interessi nella vita. Turkle propone specificamente il divieto dell'uso da parte dell'intelligenza artificiale dei pronomi della prima persona come "io" e "me" per prevenire un'intimità ingannevole. Afferma che affidarsi ai chatbot per terapia o pratica sociale crea un falso senso di sicurezza e isola gli utenti dalla realtà. L'articolo evidenzia le sue critiche al concetto di "essere umano nel ciclo", che considera una soluzione superficiale alla delega aziendale dell'IA. Nonostante lo scetticismo diffuso sull'IA, centinaia di milioni di persone continuano a utilizzare i chatbot, spesso abbandonando le connessioni con il mondo reale. Turkle ritiene che questa tendenza esacerbi la solitudine e rischi di far perdere il contatto umano essenziale. In definitiva, mira ad ampliare il rifiuto pubblico nei confronti dell'IA includendo anche questi costi più personali e psicologici.
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